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Un passo verso la beatificazione di Don Peppe Diana

Don Peppe Diana

Don Peppe Diana: l’avvio dell’inchiesta diocesana per il martirio

Questa mattina, durante la celebrazione nella parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe per il 32° anniversario dell’uccisione di don Peppe Diana, il vescovo Angelo Spinillo ha annunciato l’avvio del percorso per l’inchiesta diocesana sul suo martirio, con l’obiettivo del riconoscimento “in odium fidei”.

L’iter è già stato autorizzato in prima fase dalla Conferenza episcopale campana e la Diocesi ha presentato richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi. Si attende ora il via libera definitivo dalla Santa Sede, dopo il quale sarà istituito un tribunale che raccoglierà testimonianze e documenti sulla vita e la fede del sacerdote.

Un momento importante per la nostra diocesi che segna un passo significativo verso il riconoscimento ufficiale del sacrificio di don Peppe Diana e del suo instancabile impegno in difesa della giustizia e della legalità, consegnando la testimonianza come eredità duratura per la comunità e le future generazioni.

La testimonianza di don Giuseppe Diana, per noi tutti “Don Peppe”, appartiene alla storia della nostra Chiesa universale e, ancora più fedelmente, alla memoria della nostra comunità diocesana. Nato il 4 luglio 1958, sacerdote della diocesi di Aversa e parroco a Casal di Principe, don Peppe visse il suo ministero come un servizio concreto al Vangelo e alla dignità delle persone, in un contesto segnato dalla presenza e dal potere della Camorra.

Attraverso il suo impegno pastorale, l’attenzione ai giovani e la denuncia coraggiosa delle ingiustizie, invitò la comunità cristiana a non restare in silenzio. Nel Natale del 1991 contribuì alla diffusione del documento “Per amore del mio popolo”, un appello forte alla responsabilità personale e collettiva.

Il 19 marzo 1994 ore 7:30 fu assassinato nella sacrestia della sua Chiesa. E in quel momento, insieme agli spari, risuona una domanda. Una domanda pronunciata dal suo killer, carica di sfida: ‘Chi è don Peppe?’ A questa domanda, che attraversa la storia della nostra terra, don Peppe stesso sembra rispondere con una frase tanto semplice quanto sconvolgente: “Sono io.”

Don Peppe Diana non è solo un nome inciso nella memoria collettiva, non è soltanto un prete ucciso dalla camorra perché scomodo. Don Peppe è una scelta. È una coscienza sveglia. È il coraggio quotidiano di chi decide di non voltarsi dall’altra parte. Per questo, quando diciamo “sono io”, stiamo dicendo che il suo martirio ci riguarda, ci interpella, ci chiede di prendere posizione.

Nella nostra diocesi, la scelta di intitolare a don Peppe Diana il circolo del Movimento Studenti di Azione Cattolica non è casuale: non nasce da un desiderio di semplice memoria, ma dalla volontà di custodire e rendere viva la sua testimonianza. Il suo nome non richiama solo una storia da ricordare, ma uno stile di vita da assumere ogni giorno. Ricordare che la fede, se è autentica, non può essere neutra.

Don Peppe ha scelto di stare dalla parte del Vangelo anche quando questo significava esporsi, parlare chiaro, disturbare equilibri costruiti sull’ingiustizia e sulla paura. Ha scelto di educare, di accompagnare i giovani, di credere che un cambiamento fosse possibile partendo dalle coscienze. Le sue non sono state scelte eroiche isolate, ma scelte quotidiane, coerenti, profondamente umane.

E qui entriamo in gioco noi, giovani di oggi. Anche a noi è chiesto di scegliere. Ogni giorno.

  • • Scegliere se restare indifferenti o interessarci.
  • • Scegliere se tacere o pronunciare una parola scomoda.
  • • Scegliere se vivere da spettatori o da protagonisti del nostro tempo.

Nel nostro percorso associativo impariamo che la fede non è rifugio, ma responsabilità; non è fuga, ma presenza. Don Peppe questo lo aveva capito fino in fondo. E per questo la sua testimonianza continua a parlarci, soprattutto oggi, in un contesto in cui spesso sembra più facile adeguarsi che esporsi.

La domanda “Chi è don Peppe?” allora non riguarda solo il passato. Interroga anche noi. Ci chiede se siamo disposti a riconoscerci in quella coerenza, in quella sete di giustizia, in quell’amore radicale per la propria terra. Non ci chiede il martirio del sangue, ma quello, altrettanto difficile, della fedeltà quotidiana.

Ricordare don Peppe Diana non significa solo fare memoria del passato, ma assumere un impegno per il presente e per il futuro. Significa credere che anche oggi i giovani possono essere segno di speranza, fermento di cambiamento, voce libera in una società che spesso invita al silenzio.

Se don Peppe sono “io”, allora tocca a noi continuare a scrivere la sua storia, con le nostre scelte, con il nostro stile, con la nostra vita.

Azione Cattolica Diocesi di Aversa