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POSIZIONI APERTE: Cercasi Profili Nuovi

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È trascorso quasi un mese dal Campo Diocesano Giovani 2026 della nostra diocesi, l’ultimo capitolo di un triennio vissuto con intensità, passione e autenticità. Eppure, ci sono esperienze che non si esauriscono con un saluto finale, esperienze che continuano ad abitare il cuore, a riaffiorare nei ricordi e a trasformare il modo di guardare la vita. Il motivo è semplice: alcune emozioni trovano casa dentro di noi.

Restano i sorrisi condivisi, le fatiche affrontate insieme, i silenzi capaci di parlare più di tante parole, le lacrime che hanno attraversato volti e storie, raggiungendo quella profondità in cui ciascuno incontra davvero se stesso.

Il 31 luglio 2026 cento giovani, giovanissimi e giovani-adulti sono arrivati a Visciano portando storie, aspettative e paure differenti. In quei cinque giorni hanno scelto di mettersi in gioco, di aprire il cuore e di ripartire da se stessi. Non tutti sono tornati a casa completamente cambiati, ma potremmo con fermezza dire che tutti sono certamente tornati diversi.

Ad accompagnare il nostro cammino è stato il Vangelo di Marco (2, 18-22), che guiderà il prossimo anno associativo. Un Vangelo che, attraverso immagini semplici e potenti, ha saputo provocare e interrogare la vita di ciascuno: il digiuno, lo Sposo, il rattoppo, il vino nuovo e gli otri.

All’inizio queste immagini sembravano lontane dalla nostra quotidianità. Con il passare dei giorni, però, si sono rivelate sorprendentemente vicine.

IL DIGIUNO CHE FA SPAZIO

Il digiuno è apparso sotto una luce nuova.
Non come rinuncia fine a se stessa, ma come capacità di fare spazio nel cuore. Fare spazio a ciò che conta davvero, a ciò che dà senso alla vita. Come invitati a un banchetto preparato con amore, abbiamo riscoperto l’importanza di riconoscere ciò che è essenziale e di lasciare andare ciò che appesantisce il cammino.

RICONOSCERE LO SPOSO NELLE PICCOLE COSE

Un’altra scoperta è stata quella dello Sposo.
I giorni del campo hanno ci ricordato di riconoscere la presenza di Dio nelle cose semplici: in un sorriso inaspettato, in un abbraccio, in una conversazione che rimette in piedi, in una risata condivisa, in un tramonto contemplato in silenzio o in una preghiera che, da difficile diventa familiare. Perché Dio raramente si manifesta con effetti speciali. Più spesso sceglie la discrezione delle piccole cose. E quando si impara a riconoscerlo lì, tutta la vita assume un sapore diverso.

OLTRE LE TOPPE: IL CORAGGIO DI CAMBIARE

Il simbolo del rattoppo ci ha portato a confrontarci con una verità scomoda, ma necessaria.
Spesso, infatti, si tenta di aggiustare la propria vita senza trasformarla davvero. Si mettono toppe sulle paure, sulle ferite, sulle relazioni e perfino sulla fede, sperando che basti. Il Vangelo, invece, invita a qualcosa di più coraggioso: non limitarsi a riparare, ma avere il coraggio di lasciare andare ciò che non permette più di crescere. Lasciare l’immagine che gli altri si aspettano da noi, la paura di non essere abbastanza, le maschere dietro cui spesso ci nascondiamo. Perché solo chi accetta di perdere qualcosa può davvero ritrovare se stesso.

IL VINO NUOVO E IL DESIDERIO DI RINASCERE

Tra le immagini evangeliche, quella del vino nuovo è forse la più affascinante.
Molti associano il cambiamento al diventare qualcun altro: più forti, più popolari, più ammirati. Il Vangelo racconta invece una prospettiva diversa. Dio non desidera semplicemente migliorare la superficie della nostra vita; desidera rinnovarne il cuore, donando uno sguardo nuovo, un modo nuovo di amare, scegliere e vivere. Un cambiamento autentico che non cancella l’identità personale, ma la porta alla sua pienezza.

DIVENTARE OTRI NUOVI

A completare il percorso c’è l’ultima immagine: quella degli otri.
Non può esserci vino nuovo in otri vecchi. Ogni vera novità richiede una disponibilità al cambiamento. Richiede coraggio. È questa la sfida che abbiamo portato a casa: diventare otri nuovi. Non per costruire un “profilo” più attraente agli occhi degli altri, ma per dare forma a una vita più autentica, più libera, più umana e più capace di amare. Perché Dio non chiede di essere qualcun altro, chiede semplicemente di diventare pienamente se stessi.

UN’EREDITÀ CHE CONTINUA

A distanza di un mese vogliamo ancora far risuonare nel cuore di ognuno il nostro desiderio: custodiamo le amicizie nate al campo, abbiamo il coraggio di continuare ad essere autentici, di scegliere il bene anche quando è più difficile.

Perché il mondo non cambia con grandi gesti compiuti da pochi, cambia ogni volta che qualcuno decide di amare un po’ di più, ascoltare un po’ di più, sperare un po’ di più. E se tra qualche anno ci chiederanno cosa abbiamo fatto in questi giorni, forse non ricorderemo ogni attività, ogni gioco, ogni parola, ma ricorderemo quando ci siamo sentiti accolti, ascoltati, chiamati per nome, parte di qualcosa di più grande.

Vogliamo far risuonare il nostro augurio: digiunare da tutto ciò che ci toglie libertà; continuare a cercare lo Sposo nelle piccole cose di ogni giorno; continuare ad avere il coraggio di non mettere semplici toppe sulla nostra vita, ma di lasciare andare ciò che non ci permette più di crescere; avere il coraggio di diventare otri nuovi non per costruire un “profilo nuovo”, ma un nuovo profilo di vita, un profilo più autentico, più libero, più umano, più vero, capace di amare.

E infine grazie: per la fiducia, per il coraggio, per le domande, per i sorrisi e per le fragilità.
Portiamo con noi tutto quello che ci ha fatto crescere. Abbandoniamo solo la paura di non essere abbastanza, perché ognuno di noi è un dono e il mondo ha bisogno della luce che solo ciascuno può portare.

E ricordiamo che l’AC è sempre casa, ovunque andremo: sulla strada della vita, con il cuore un po’ più pieno, gli occhi un po’ più aperti e la certezza che ogni incontro autentico lascia un segno che il tempo non cancella.

Non sarà per sempre, ma sempre per qualcuno. Buona vita, campisti!
Mariagrazia, Vincenzo, Don Fabio e tutta l’équipe del Settore Giovani

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