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Abitare l’incompiutezza: non in ritardo, ma in cammino.

Abitare l'incompiutezza - Futuri Possibili

Lunedì 12 gennaio, nel Seminario Vescovile di Aversa, circa ottanta giovani-adulti hanno scelto di fermarsi. In un tempo che spinge a correre, a performare, a dimostrare di “essere arrivati”, fermarsi è già un atto controcorrente, a mo’ di salmone che, pur consapevole dei rischi della navigazione controcorrente, non può che rispondere fedelmente alla sua natura.

È da qui che ha preso avvio Futuri Possibili, il percorso diocesano di Azione Cattolica dedicato ai giovani adulti (25–35 anni): un cammino che nasce dall’ascolto di una domanda sempre più diffusa e spesso taciuta: i giovani adulti sono in ritardo o l’età adulta è cambiata?

Non si è trattato di un semplice incontro formativo, ma di uno spazio abitato: uno spazio in cui dare dignità alle domande, riconoscere le fragilità, accogliere l’inquietudine come parte costitutiva della vita adulta. Dopo i saluti istituzionali e le introduzioni, il cuore del percorso è stato subito chiaro: non offrire risposte preconfezionate, ma accompagnare ciascuno a leggere la propria storia alla luce del desiderio di senso che la attraversa.

Il titolo Futuri Possibili non è un’espressione rassicurante né un invito all’illusione; è piuttosto una presa di posizione. In un contesto storico segnato dall’incertezza, dalla precarietà e da aspettative sociali spesso schiaccianti, parlare di futuro non significa promettere controllo, ma riconoscere che l’incompiutezza non è una colpa. È la nostra condizione originaria. Ed è proprio lì che Dio continua ad operare, mai con l’indice puntato, ma sempre con le sue braccia spalancate.

L’ascolto della canzone Titoli di Coda dei Pinguini Tattici Nucleari, la cura dei dettagli, il soffermarsi su parole come incompleto e cerco hanno permesso di mettere a fuoco una verità semplice e radicale: sentirsi incompleti non equivale ad essere sbagliati. Al contrario, è spesso il segno di un cuore vivo, inquieto, capace di desiderio. In una società che confonde la velocità con il valore, l’incontro ha provato a restituire dignità ai tempi lenti, ai percorsi non lineari, a chi non corre ma attraversa.

La visione di una scena tratta dalla serie Netflix Nobody Wants This ha ulteriormente approfondito questa dinamica: le cose più belle della vita sono spesso quelle che non avevamo programmato. Eppure, quanti tra noi non riescono a fidarsi del processo che è nella natura stessa della vita? Per quanto possiamo programmare e/o prevedere, la vita ci ricorda il valore dell’imprevedibilità.

L’inquietudine nasce, allora, dalla smania di controllo, dal tentativo di forzare la realtà dentro schemi rassicuranti. Ma la vita e la fede obbediscono ad altre logiche. Affidarsi non è rinunciare a sé stessi, ma riconoscersi parte di un disegno più grande, abitato da un Padre che ama e precede ogni nostro passo. Maturare uno sguardo capace di intravedere Lui davanti e al nostro fianco è quanto di meglio possiamo augurarci per una maturità nella fede impastata nella docilità.

Particolarmente significativa è stata l’attività laboratoriale, un’esperienza semplice e insieme profonda, capace di svelare quanto spesso la nostra idea di “completezza” sia costruita dall’esterno. Vestire un manichino secondo criteri condivisi e poi chiedersi se quel manichino si sentisse davvero completo ha smascherato un meccanismo noto: quello in cui la società impone modelli, tappe, tempi, mentre la persona reale rischia di scomparire. Il futuro diventa davvero “possibile” solo quando ciascuno può cercare la propria via, non la più breve, ma la più vera.

Nelle conclusioni, il filo conduttore è stato uno solo: non avere paura dell’inquietudine. Essa non è un errore di sistema, ma il motore di una vita autentica. Il confronto continuo con gli altri, con i loro ritmi e i loro traguardi, genera frustrazione e senso di inadeguatezza. L’unico confronto che conta, invece, è quello con sé stessi: a che punto sono io rispetto a ieri? È questo lo spazio in cui Dio benedice, chiama, accompagna costantemente.

Ribaltare la narrazione dominante significa riconoscere che l’incompiutezza non è qualcosa da correggere, ma da abitare. È lo spazio della libertà, della crescita, della Grazia. Dio non ci ama “nonostante” le nostre fragilità, ma dentro di esse. Non ci chiede perfezione, ma verità. Non ci invita a rincorrere una felicità futura, ma a riconoscere che la felicità è il cammino stesso, vissuto con consapevolezza e fiducia.

Futuri Possibili è iniziato così, dando dignità alle domande, rallentando il passo, rimettendo Dio al centro come orizzonte di senso e non come risposta immediata. La partecipazione numerosa e attenta racconta un bisogno reale, profondo, condiviso. L’augurio è che anche chi non ha potuto esserci possa unirsi ai prossimi appuntamenti, perché questo non è un percorso per “chi è arrivato”, ma per chi ha il coraggio di camminare. Non esiste un’età limite per una rivoluzione interiore. Il nostro ritmo non è in ritardo: è una stagione. E questo viaggio è appena cominciato.

Commissione Giovani-Adulti
Azione Cattolica Diocesi di Aversa