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Cosa significa essere adulti oggi – con Isabella Pierantoni

II Incontro Futuri Possibili

Conoscere chi siamo, costruire consapevolezza, riscoprire il senso di appartenenza, comprendere il modo in cui i giovani-adulti abitano il presente e tengono lo sguardo rivolto al futuro, questi sono stati gli ingredienti dell’incontro tenutosi lo scorso 9 Febbraio nel Seminario Vescovile di Aversa. Insieme a Isabella Pierantoni, sociologa, ricercatrice, speaker, coach e futurista abbiamo avuto uno stimolante confronto e aperto una bella riflessione condivisa a partire dalle tematiche che la dottoressa conosce bene grazie al suo lavoro: identità, generazioni, futuro e cambiamento.

Che cosa significa oggi essere adulti?

È il filo rosso che accompagna la nostra ricerca di senso; costruzione dell’identità e progettualità nell’età adulta contemporanea sono stati i punti cruciali. Lo abbiamo fatto a partire dalla spinosa questione demografica: l’Italia è il paese più vecchio! E tutte le conseguenze che porta questo dato, dentro e attorno a noi. Grazie ai dati portati dalla dottoressa abbiamo potuto avere più chiara la realtà sociale che ci circonda, una realtà che non solo ci informa ma ci forma e ci plasma e ci fa creare dei pensieri, delle credenze sul mondo e su noi stessi.

E allora quali atteggiamenti, a fronte di quanto detto, vogliamo custodire noi giovani e adulti? Consapevoli che siamo frutto delle generazioni che si sono succedute, dei comportamenti e delle scelte di altri nostri fratelli, cittadini, modelli di riferimento e amici.

Il confronto generazionale

Il confronto generazionale nella demografia è parte della nostra storia e del nostro presente, spesso alienato dalla smania del confronto in ottica di scontro e continuo paragone. Il confronto che ci sta più a cuore è quello tra specifiche generazioni che si ritrovano in uno scontro generazionale, quello tra padri e figli. Tanti gli esempi e i vissuti di vita su cui abbiamo riflettuto. Eccone alcuni: per i baby boomer futuro garantito, condizioni esterne positive, presenza di opportunità che attivavano l’impegno. Per le generazioni più giovani queste dimensioni sono cambiate: sicurezza e precarietà sono le nuove sfide!

Zeta e alpha invece sono quelle generazioni che non hanno bisogno degli adulti che trasmettono conoscenza ed esperienza, loro con un “click” hanno risposte e non si sentono giudicati! Durante l’incontro abbiamo voluto comprendere il sano confronto che può esserci tra generazioni. La sfida oggi è quella di creare una coscienza consapevole e soprattutto comune, senza distinzioni che creano distanze ma con diversità che arricchiscono il cammino.

La cosa fondamentale è che non c’è confine netto tra una generazione e l’altra; si parla di comportamenti e non di identità personale. Essi sono dei tratti condivisi dallo stesso gruppo anche se non vengono usati personalmente. L’identità personale è intrecciata alla generazione, ma non è quella che stabilisce la generazione in toto. Le generazioni, in generale, sono criteri con cui la scienza demografica studia le popolazioni e i cambiamenti ad esse associati. Tutte le generazioni hanno portato cambiamenti, a volte ereditati apportando un nuovo significato, mescolandosi come veri e propri ingredienti di una ricetta sana da riprendere ogni volta che qualcosa di buono si vuole gustare.

Che generazione siamo?

Ci siamo interrogati attraverso il quesito: “che generazione siamo?” comprendendo il fatto che “generazione” non è una questione di fasce di età da incasellare sotto il nome di un’etichetta ma è il modo in cui abbiamo sviluppato la nostra idea del mondo e visione di futuro. Generazione è, per questo, un preciso periodo della vita che parte dall’infanzia e dall’adolescenza, età in cui ci si comincia a chiedere: “questo mondo è sicuro per me?” Le circostanze sono alcuni dei fattori che, insieme ad altri, inevitabilmente modellano le persone che diventeremo.

A volte sembra che tutto è già scritto, tutto è prevedibile, soprattutto l’incertezza del futuro, eppure noi sappiamo che le opportunità si creano, e, da cristiani, anche le nostre scelte sono tra le più fedeli e ancorate al dono della Fede più grande. Affidandoci in un cammino condiviso sappiamo che possiamo creare cambiamento, prima di tutto nelle relazioni e così facendo anche cambiamenti tra una generazione e l’altra, così che ciascuna generazione, anche quella più adulta, può appropriarsi di alcuni criteri e viceversa. Un passaggio importante va fatto sul tema del lavoro e di come sia cambiato. Se il cambiamento ha senso, ha valore per quella generazione, viene inglobato come parte del proprio processo di crescita e cambiamento.

Giustizia, tempo e progettualità

Ci siamo chiesti, allora, se ci può essere un ritorno all’equità e al senso di giustizia come nelle precedenti generazioni. In realtà, la nostra ospite, ci ha dato una lettura rassicurante: non c’è un ritorno ad equità e giustizia come nelle generazioni precedenti poiché equità e giustizia oggi significa: tutto a ciascuno, secondo il suo! Esiste, indubbiamente, l’impatto della scelta personale ma la giustizia sociale e collettiva ha il comando.

Infine il nostro amato tema del futuro e della progettualità è stato sviscerato brillantemente. Per la progettualità futura non c’è una vera e propria bussola che ci orienti, ci sono però degli elementi: senso di responsabilità, senso di rischio e lealtà. I progetti di oggi non hanno più il vincolo del dovere, sacrificio, impegno come una volta. La bussola da costruire è insieme! Ad esempio, si può pensare di togliere il dovere e negoziare sul tempo. Il tempo oggi ha un valore diverso, viene negoziato quanto il salario e il compenso. Il tempo è un valore.

Oggi possiamo costruire un ponte che abbia un senso per tutti, per una coscienza collettiva dovuta anche ad una maggiore cultura, i giovani studiano di più! Questa può essere occasione di rinascita collettiva. Molti gli spunti di riflessione dalla platea quali: creare rete di formatori per comunicare con e per le nuove generazioni. Comprendere i comportamenti e saper trovare le funzioni, i collegamenti. Si è parlato degli stili genitoriali, anch’essi generazionali! Di come è cambiato il fenomeno religioso nel susseguirsi delle generazioni.

Ringraziamo Isabella che ci ha fatto conoscere e analizzare in modo profondo e sensibile quello che spesso ci chiediamo e ci auguriamo che sia un solco nel quale tracciare nuovi confini dove la nostra identità sia costruita su principi saldi e allo stesso tempo predisposti al cambiamento ma soprattutto ad una scelta condivisa per far sì che i futuri possibili siano tali perché nascono da un intento personale e comunitario. La costruzione dell’identità possa essere una questione personale ma anche sociale poiché come laici e cittadini, siamo uomini e donne immersi nel tessuto sociale, civile ed ecclesiale e dunque abbiamo la speranza che i futuri siano possibili perché sanno essere consapevoli di tutto questo.

A cura della commissione diocesana