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III domenica d’Avvento – Il commento di don Fabio

Quando il cuore fa domande - III Domenica di Avvento

Il tema principale della terza domenica di Avvento è quello della gioia. Non una gioia qualsiasi,ma quella causata dalla venuta del Dio che salva, a cui l’Avvento ci richiama. La gioia di cui parlala Scrittura è quella che scaturisce dall’esperienza che Dio ci ama e perciò viene a salvarci nelle situazioni di impotenza.

La gioia che porta il Salvatore non è quella gioia superficiale, terrena, quasi stupida o puerile, che consiste nell’essere sempre allegri o con il sorriso in bocca. È piuttosto l’intima e profonda consapevolezza che c’è qualcuno che può riempirci la vita, che ci ami veramente da salvarci!. È quell’intima e profonda certezza – che permane anche nei momenti di sofferenza – che Cristo è in mezzo a noi, anzi che vive in noi, e che niente ci può separare dal suo amore. La vera gioia, quella che il mondo non ci può togliere (Gv 16,22), è dunque la presenza dell’Emmanuele, del Dio che, anche quando non lo vediamo, rimane comunque quella profonda serenità che ci permette di non disperare in qualsiasi situazione possiamo trovarci.

Ancora una volta il vangelo di questa domenica ci presenta Giovanni battista non più sulle rive di un fiume ma in prigione. Ha annunciato il Messia con forza, ha preparato la strada, ha riconosciuto in Gesù «l’Agnello di Dio». Ma ora è solo, incatenato da Erode, e forse deluso: dov’è quel Messia che avrebbe dovuto «ripulire l’aia» e «bruciare la paglia con fuoco inestinguibile»? Dov’è la giustizia promessa? Perché il male sembra ancora vincere?

La sua domanda è autentica, e ci somiglia: «Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?». È la domanda della fede provata, che non si accontenta di formule, ma cerca conferme nella realtà concreta. Giovanni, il profeta della soglia, il testimone ardente, ora sperimenta l’oscurità. E in questo non è meno credente: anzi, il suo dubbio è segno di una fede viva, che cerca ancora, che attende ancora.

Anche noi, come lui, ci troviamo a volte imprigionati dalle delusioni, feriti da ciò che non capiamo. Quante volte anche in noi sorge la stessa domanda: Dov’è Dio in tutto questo? Perché non interviene? Perché non cambia le cose?. Il Vangelo non ci condanna per queste domande, ma ci invita a portarle davanti al Signore, come ha fatto Giovanni. Perché anche nel dubbio, anche nella fatica, resta aperta la possibilità di un incontro vero, di una risposta inattesa, di una fede più profonda.

Gesù non risponde con un sì o con un no. Risponde mostrando i segni del Regno: «I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati…». È un elenco che descrive una salvezza concreta, che guarisce, rialza, apre vie…una vita che rinasce. Gesù mostra il vero volto di Dio, il vero Messia non secondo le aspettative di allora.

Questo ci aiuta a riflettere e a chiederci che Dio in questo tempo della mia vita sto attendendo?

In questa domenica della gioia, il Vangelo ci invita a fare verità nella nostra attesa. Non una gioia spensierata, ma una gioia che nasce nel cuore di chi, pur attraversando dubbi e incertezze, rimane in cammino. Giovanni è grande anche nel suo dubbio, perché non lo nasconde. Chiede, cerca, manda a interrogare. E Gesù lo onora, non lo giudica.

Così anche noi, se portiamo davanti a Dio le nostre domande vere, i momenti in cui fatichiamo a riconoscere la sua presenza, possiamo fare spazio alla grazia di un incontro nuovo. Il Signore non sempre risponde come ci aspettiamo, ma risponde sempre attraverso i segni della sua misericordia, della vita che rinasce, della speranza che si riaccende. L’Avvento è questo: un tempo per non temere le domande, per attendere con fiducia, per lasciarsi sorprendere.

Don Fabio Ruggiero
Assistente diocesano settore Giovani