I Giovani Adulti incontrano Maurizio de Giovanni
di Commissione giovani adulti
Non è stato facile per Maurizio de Giovanni parlare di sé: raccontarsi è pur sempre un atto di fiducia, una sfida, un salto nel vuoto. Eppure, quella sera, è successo qualcosa di bello. Ma andiamo con ordine.
Lo scorso 27 Aprile, nella Sala Guitmondo del Seminario Vescovile di Aversa, si è svolto il terzo incontro del percorso “Futuri Possibili. Come lievito che fermenta l’impasto”, una possibilità per i Giovani Adulti che mira a riflettere sul proprio percorso di vita, tra aspettative sociali, desideri che muovono il cuore e la paura di non essere adulti compiuti. Ed è proprio in questo solco che il percorso vuole agire, evidenziando che «la tua incompiutezza non è un errore da correggere, ma la tua più grande opportunit໹.
Ospite della serata è stato il noto scrittore e sceneggiatore Maurizio de Giovanni, conosciuto dal grande pubblico per la produzione di cicli letterari di successo come II Commissario Ricciardi e I bastardi di Pizzofalcone. Ai presenti, tuttavia, non è interessato scoprire il protagonista di uno dei suoi personaggi bensi Maurizio stesso, una persona che ha investito nella propria esistenza passando anche attraverso l’incompiutezza e l’inadeguatezza. Ed è qui che è successo quel qualcosa di bello.
La mia generazione è una generazione di inadeguati: così ha esordito Maurizio, evidenziando che lui, come tutta la sua generazione, è figlio degli eroi della guerra, di persone che hanno fatto la storia del Novecento; e questo ha generato l’aspettativa di far fiorire quello che i genitori avevano conquistato. A questo si aggiunge la conquista della triade “posto fisso/fare mutuo per acquisto casa/fare figli”, che oggi viene visto inadeguato poiché percepito come sacrificio che toglie tempo ai desideri della persona. Per cui, c’ha tenuto a specificare quanto l’inadeguatezza fosse presente nella propria vita: Io ero inadeguato allora e lo sono ancora!
Inoltre, potrei dirvi di riconoscere tre esistenze nella mia vita: è qui che Maurizio ci ha fatto dono della sua storia, sottolineando tre passaggi cruciali. In primis, la morte del padre quando ancora era molto giovane, periodo nel quale ha maturato la possibilità di lasciare la curiosità per la scrittura, sviluppata negli anni del liceo, per dare spazio a qualcosa di più concreto, come lavorare in banca. In questa seconda fase, Maurizio ci confida di aver vissuto ciò che la sua generazione sognava, e cioè la triade che è stata già citata poco fa. Fino a quando “mi è successo di scrivere”.
Ed è qui che avviene il terzo passaggio. Viene iscritto da alcuni amici ad un concorso di scrittura (che poi vincerà!), le prime telefonate di persone interessate ai suoi racconti per poi passare alle collaborazioni con produttori come Domenico Procacci. Tuttavia, nonostante il successo, non lasciavo il lavoro in banca per via delle paure che mi portavo dalle mie inadeguatezze.
È con questa confidenza che Maurizio ci ha consegnato l’immagine/sfida dello “specchio del bagno”: esso, a differenza degli altri che abbiamo apposto in casa, è quello che ci da più fastidio poiché è lì che ci mostriamo nella nostra verità e inadeguatezza. Per cui, è importante che ciascuno possa abitare il proprio specchio del bagno, accogliere la propria incompiutezza e, soprattutto, provare ad entrare nello specchio degli altri: noi diamo all’altro la possibilità di sentirsi adeguato o inadeguato, liberamente?
L’incontro è terminato con un lungo applauso colmo di gratitudine lasciando a ciascuno la possibilità di riflettere sul fatto che l’inadeguatezza uno spazio da abitare. Personalmente, mi sono chiesto nelle ore successive: quali sono le dinamiche nella mia vita dove mi sento incompiuto o inadeguato? Mi do la possibilità di sentirmi adeguato per ciò che vivo o mi sento sempre un passo indietro? E tu quali riflessioni ti porti a casa?
¹ AZIONE CATTOLICA AVERSA, «Futuri Possibili: un cammino per dare senso al domani», in www.acaversa.it/futuri-possibili/




